• Mariasole Valentini

RAGIONE O EMOZIONE? QUESTO IL DILEMMA NELLA GESTIONE

I guerrieri della luce si permettono simili cose. Egli non ha paura di piangere per antiche pene, o di gioire per nuove scoperte. Quando sente che è giunto il momento, lascia tutto e parte per l’avventura tanto sognata. Quando capisce di essere al limite della resistenza, abbandona il combattimento, senza colpevolizzarsi per aver fatto un paio di follie inaspettate. Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui.

Coelho P., 1997, Manuale del Guerriero della Luce


Il mondo emotivo è una complessità di “attivazioni” interne alla persona, che viene stimolata dall’ambiente circostante o da stimoli interni alla stessa. Per facilitare maggiormente la comprensione di ciò che avviene all’interno di un individuo, Galimberti (1994) definisce l’emozione una reazione affettiva con una intensità ma di breve durata e determinata da uno stimolo ambientale: essa provoca una modificazione su tre livelli, ovvero, somatico, vegetativo e psichico. Lungo un continuum si orienta il sentimento, descritto come una risonanza affettiva di minore intensità della passione ma di maggiore durata della emozione, con cui la persona vive gli aspetti del mondo esterno.



In base a ricerche interculturali, in Marmocchi et al. (2004), vengono annoverati gli studi di Ekman (1994) che distingue sei emozioni primarie: felicità, paura, rabbia, tristezza, sorpresa, disgusto; in base al contesto ambientale, esse possono essere ricondotte ad un significato relazionale, nello specifico: la felicità come segnalatore di vicinanza; la paura come minaccia della perdta; la rabbia esprime una ferita, la tristezza una assenza, la sorpresa una novità, il disgusto una differenza.

La capacità di gestire le emozioni è un percorso di maturazione e integrazione dell’individuo mediante un processo di consapevolezza delle risposte immediate, fisiologiche e psichiche, provenienti da se stessi ma anche di quelle prettamente cognitive: questo permette una maggiore possibilità di adattamento all’ambiente, alle relazioni. Tra le due modalità di inibizione/controllo delle emozioni e regolazione/gestione delle stesse, la seconda risulta essere quella più vicina a mediare in maniera consapevole sia gli aspetti interni di attivazione che gli aspetti più analitici dello stimolo esterno in relazione al sé.


Gestione delle emozioni: una competenza da acquisire per poter imparare a sorridere


Quando l’emozione viene prodotta bisogna prendere in considerazione sia il segnale che il significato personale, in maniera da vagliare e discernere quali aspetti esaminare e quali tralasciare, al fine di organizzare il comportamento successivo.

Per una buona integrazione della persona stessa, negli aspetti sia cognitivi che emotivi, può essere opportuno un lavoro di conoscenza e comprensione di ciò che è alla base di certe reazioni emotive, includendo aspetti delle relazioni che attivano oppure amplificano tali risposte: con questa ricchezza “non [si] ha paura di piangere […] o di gioire [… e la persona] non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui” (Coelho P., 1997) ma si adopera per mettere in pratica una competenza acquisita che gli permette di sorridere alla vita.

 

Coelho P. (1997), Manuale del guerriero della luce, Bompiani, Milano.

Galimberti U. (1994), Dizionario di Psicologia, Utet, Torino.

Marmocchi P., Dall’Aglio C., Zannini M. (2004), Educare le life skills, Erickson, Trento.